Durante la gravidanza, una partita IVA forfettaria può far nascere dubbi pratici: chi paga l’indennità, bisogna interrompere il lavoro e quali contributi servono? La risposta varia in base alla posizione previdenziale, non soltanto al regime fiscale scelto per calcolare le imposte. Una libera professionista senza cassa e una commerciante, per esempio, possono seguire percorsi INPS diversi.
Per verificare la propria tutela conviene partire dall’iscrizione previdenziale, controllare i contributi e individuare la procedura corretta per la domanda. Le regole INPS distinguono infatti tra Gestione Separata e gestioni dedicate ad alcune categorie di lavoratori autonomi.
Quale tutela si applica alla tua partita IVA?
La prima verifica è previdenziale. Il regime forfettario riguarda il trattamento fiscale del reddito; l’indennità di maternità è invece una prestazione collegata alla posizione previdenziale. Perciò due persone entrambe in forfettario possono avere procedure e requisiti diversi.
Una libera professionista titolare di partita IVA, senza una cassa previdenziale autonoma, può rientrare nella Gestione Separata INPS. Artigiane, commercianti e altre categorie elencate dall’Istituto seguono invece la gestione INPS collegata alla propria attività. Per una professionista iscritta a una cassa privata, occorre verificare le regole dell’ente di previdenza competente: non è corretto trasferire automaticamente le condizioni INPS a ogni partita IVA.
Se stai ancora definendo come avviare l’attività, chiarire la natura della professione e gli obblighi collegati aiuta a individuare il percorso amministrativo: puoi preparare le informazioni necessarie per aprire la partita IVA e verificare separatamente l’iscrizione previdenziale.
Gestione Separata e gestioni degli autonomi: quali differenze controllare?
Per chi è iscritta alla Gestione Separata, la comunicazione INPS “Maternità e paternità da freelance” indica come requisito almeno 1 mese di contribuzione accreditato nei 12 mesi precedenti il periodo di maternità o paternità. La scheda di servizio per la Gestione Separata specifica inoltre il riferimento ai contributi dovuti o accreditati nei 12 mesi precedenti il mese di inizio del periodo indennizzabile. Verifica la tua posizione effettiva e le condizioni aggiornate nella pagina INPS dedicata alla Gestione Separata.
Per le categorie autonome elencate nella scheda INPS, tra cui artigiane e commercianti, la prestazione richiede l’iscrizione alla gestione di riferimento e la regolarità contributiva durante i mesi del periodo di maternità. Non confondere questi requisiti con quelli della Gestione Separata: la gestione corretta si individua in base all’attività e alla posizione previdenziale, non scegliendo quella che sembra più favorevole.
La comunicazione INPS del 2025 riporta anche, per le lavoratrici autonome della Gestione Separata, una possibile estensione di 3 mesi successivi al periodo ordinario quando il reddito dichiarato nell’anno precedente è sotto la soglia indicata per il 2025, pari a 9.456,53 euro. È un importo riferito a quel periodo, non una soglia da considerare valida automaticamente per anni successivi. Verifica la disciplina applicabile all’anno della tua maternità direttamente con l’INPS.
Quanto dura il periodo indennizzabile?
Per le lavoratrici autonome contemplate dalla scheda INPS, il periodo ordinario è di 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo: complessivamente 5 mesi. La comunicazione dedicata alla Gestione Separata descrive la stessa scansione generale. La data presunta del parto e quella effettiva servono a determinare il periodo; controlla con l’INPS come si applica alla tua posizione.
In presenza di gravi complicanze della gravidanza o di condizioni morbose che possono essere aggravate dalla gravidanza, può essere riconosciuta un’indennità anche per periodi anteriori ai 2 mesi prima del parto, sulla base degli accertamenti previsti. La scheda INPS per gli autonomi precisa che in questa ipotesi la domanda può essere presentata prima del parto. Non si tratta di un’estensione automatica: è necessario verificare i presupposti sanitari e amministrativi.
Per adozione o affidamento nazionale, la scheda INPS per le gestioni autonome indica 5 mesi a partire dall’ingresso del minore in famiglia. Anche in questo caso, prima di presentare la domanda occorre individuare la gestione e la procedura che corrispondono alla propria categoria.
Come presentare la domanda senza confondere le procedure?
Per le categorie autonome descritte nella scheda INPS sulle indennità di maternità e paternità, la domanda ordinaria va inviata dopo il parto tramite il servizio online. L’Istituto indica anche l’assistenza del Contact center e dei patronati come canali alternativi. La procedura per chi è iscritta alla Gestione Separata è distinta: seleziona il servizio corrispondente alla tua gestione e alla prestazione richiesta.
Prima di iniziare, raccogli i dati della tua iscrizione, verifica i versamenti e prepara le informazioni relative al parto, all’adozione o all’affidamento. Per una richiesta anticipata collegata a complicanze, informati in anticipo sugli accertamenti da allegare e sulla procedura specifica. Dopo l’invio, conserva la ricevuta e consulta lo stato della domanda nel servizio INPS.
Per organizzare i contributi e comprendere come la posizione previdenziale si collega alla partita IVA, puoi anche verificare i contributi INPS dovuti. Questa verifica non sostituisce il controllo del diritto alla maternità: contribuzione e prestazione sono collegate, ma la domanda dipende anche dalle condizioni previste per la specifica gestione.
Come controllare di aver seguito il percorso giusto?
Prima di considerare conclusa la verifica, controlla questi punti:
- la gestione previdenziale in cui risulti iscritta;
- la categoria professionale o di attività indicata nella tua posizione INPS;
- i contributi accreditati o dovuti nel periodo richiesto dalla gestione;
- il periodo indennizzabile applicabile al tuo caso;
- il servizio corretto per inviare la domanda e la documentazione richiesta;
- l’avvenuta trasmissione e lo stato della pratica.
Se la tua attività è cambiata, hai una cassa professionale o risulti iscritta a più gestioni, non dedurre la risposta dal solo codice fiscale dell’attività o dal regime forfettario. Chiedi all’INPS o al patronato di verificare la posizione concreta. Se stai valutando anche il calcolo dei contributi, distingui sempre la gestione previdenziale dal regime fiscale: il primo identifica le regole contributive e la prestazione di maternità, il secondo riguarda il trattamento fiscale.



